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Avengers – Age of Ultron

The Avengers – Age of Ultron, e i problemi irrisolti del povero Hulk

Il primo The Avengers mi era piaciuto, credo. Il “credo” è perché, un po’ come per buona parte di quelli con cui ne ho parlato, non me lo ricordo quasi per niente. The Avengers 2 (tecnicamente: Age of Ultron) mi ha lasciato invece mediamente interdetto, per una serie di questioni che vado ora a spiegarvi:

– Astigmatismo di fondo. È lampante, un film che infili assieme più di mezza dozzina di supereroi Marvel non può che prevedere un alto tasso di azione. Fin qui tutto bene. Il problema è però insito nel medium, che pur nel tentativo di tradurre nella maniera più efficace possibile le sequenze del fumetto deve fare i conti coi propri limiti strutturali. Nel fumetto infatti se metti nella stessa vignetta Hulk che salta, Iron Man che spara raggi di energia, Thor che prende a martellate qualcuno, Falco che arpiona due o tre cattivi a suon di frecce, Vedova Nera che rompe il collo a un poveretto passato di lì per caso e Captain America che decapita lo sfigato di turno col suo scudo, puoi fermarti e assaporare ogni microscena, cogliere i particolari e la bellezza che li amalgama dell’armonia universale del disegno. Nel film la stessa cosa sa di minestrone, semplicemente perché – pur con l’inserimento di qualche studiato ralenti – gli occhi sono due, e la pellicola si srotola nel tempo in avanti; non puoi, in poche parole, girare pagina e tornare indietro per ri-contemplare qualche dettaglio, o fermarti a guardare la scena nel complesso. Si sente insomma il peso di una coralità che nelle scene d’azione mal calza con il medium cinematografico, e la risultante spesso, e purtroppo, è una sensazione di mancato godimento, del perdersi qualche chicca perché a mettere a fuoco tutto, banalmente, non ce la si può fare.

– Orgia di riferimenti e discrasie narrative. Il discorso è all’incirca lo stesso di sopra, solo che applicato alla storia. I personaggi sono davvero tanti, le loro vicende si intuiscono come complesse, ma poi non c’è il tempo di delineare a fondo. Nonostante la sceneggiatura ci provi, anche in maniera encomiabile (non ho provato, e non proverò, ma se qualcuno volesse provi a cronometrare il minutaggio assegnato a ogni personaggio e potrei scommettere che è all’incirca lo stesso per tutti), si ha l’impressione di assistere ad avvicendamenti oscuri, del quale poco si conosce. Iron Man, che non è il brillante cagacazzo (sic) che siamo abituati a conoscere e amare, crea Ultron, ma lo fa in fretta e furia, e le motivazioni psicologiche sottese sono tuttalpiù accennate. Stesso per buona parte degli altri personaggi che, nelle situazioni più drastiche, devono scoprire le proprie vite con formule come il brutale deus ex machina rappresentato dalla mogliettina di Occhio di Falco. Che dire della personalità di un Ultron che, tipicamente supercattivo (programmato per salvare la terra decide che l’unico modo per farlo è distruggere l’uomo, e vabbè), sembra uno stand-up comedian robotico in grado di terminare l’umanità a suon di freddure. O ancora Visione, divinità di gran lunga superiore a Thor, liquidato in una posizione marginale che, francamente, non gli rende alcun onore. L’unico che forse può capire davvero tutto è il marvelliano purosangue, che però probabilmente non esiste, e se esiste è un personaggio di Stan Lee.

– Hulk. Ok, non è il caso di prendersela troppo con il film, d’altronde è innanzitutto colpa della fonte originale, il fumetto. Ma Hulk è davvero troppo, troppo patetico, e non si può tollerare che rifiuti una notte d’amore con Vedova Nera (Scarlett Johansson), notte che per inciso è agognata da tutti per tutto il maledetto film. Lo fa, sentite che ridere, perché si sente un mostro. Come se il resto della compagnia fosse composto da timidi gattini. E niente, Hulk (Bruce Banner, cioè Hulk), rifiuta la piccante offerta della Romanoff. Con buona pace di tutti i goliardi in sala che ancora si chiedono che cosa sarebbe successo in caso di una trasformazione proprio durante l’atto.